Primo piano delle mani di più volontarie sovrapposte durante un momento di collaborazione, con un computer portatile sul tavolo.

Volontaria a 21 anni: Alessandra e il senso del dono

Alessandra: “Ho scelto LILT per crescere come donna ed essere umano”

C’è un’età in cui il mondo si apre come un libro di pagine ancora tutte da scrivere. Alessandra Leka, ventunenne studentessa universitaria di Economia e management, in questo libro della vita ha deciso di dedicare alcuni preziosi capitroli (quelli del proprio tempo libero) a LILT Bolzano. Curiosa, riflessiva, e animata da una sensibilità rara per la sua età, Alessandra non ha scelto il volontariato per riempire un vuoto, ma per colmarne uno ben più profondo: quello del contatto autentico con la realtà. Volano di empatia e desiderio sincero di fare qualcosa per gli atri. Una scelta maturata lentamente, come accade per le decisioni più vere, e che oggi la vede impegnata accanto alle volontarie e al personale dell’Associazione con tanto entusiasmo e idee fresche, pronte (come lei stessa dice) a fiorire.

Come ha trovato la strada verso LILT Bolzano?

“Stavo cercando un’attività volontaristica che mi rendesse davvero utile. Volevo dedicare il mio tempo libero a fare qualcosa di concreto per gli altri e, così, ho iniziato a ‘guardarmi intorno’ fra le varie realtà del settore. LILT mi ha colpita in modo particolare: m’ha fatto da subito riflettere sul fatto che spesso mi sentissi insoddisfatta, capace di lamentarmi anche per cose di poco conto. Confrontarmi con contesti reali in cui qualcosa d’importante come salute viene di colpo toccato, ho iniziato a mutare prospettiva. È stato quello il momento esatto in cui ho deciso d’intraprendere in LILT l’esperienza di volontariato. Per maturare una diversa sensibilità, entrare maggiormente in contatto col mondo reale ma anche con me stessa. Anche se non mi ritengo una ragazza viziata, credo che mi farà maturare molto comprendere appieno cosa significhi accettare certi difficili percorsi imposti dalla vita. È in qualche modo mio desiderio percorrerli insieme a chi li affronta davvero cercando, nel piccolo, di aiutare come posso”.

Per la tua età è di certo molto apprezzabile che tu abbia scelto d’avvicinare chi combatte la malattia oncologica. A quale altro ambito volontaristico avevi pensato?

“All’inizio ero orientata verso l’assistenza domiciliare agli anziani, e forse qualcuno non ha compreso il mio cambio di direzione. Trovo che prendersi cura degli anziani sia qualcosa di bellissimo, ma ho poi compreso di desiderare il confrontocon situazioni capaci di toccare trasversamnete tutte le fasce d’età. Qualcuno mi ha detto che sarebbe stato pesante, e capisco assolutamnete questo timore. Giuliana e Anjou, tuttavia, si sono dimostrate preziosissime: sia mettermi di fronte alle reali attvità cui avrei potuto prender parte che ad orientarmi sul modo in cui avrei potuto fare la mia parte. Non dico che non possa dimostrarsi un’esperienza impegnativa, ma credo sia proprio quella difficoltà a renderla ancor più significativa”.

Qual è stata la sua prima impressione dell’ambiente LILT?

“Serio, con valori forti. E al tempo stesso straordinariamente dinamico: ricco di idee e tanta voglia di fare. Sono stata messa a parte di proposte ed iniziative bellissime, spesso magari ancora in nuce, ma per cui sento già il desiderio di mettermi alla prova potendo dare del mio. Il team è straordinario: molte volontarie si sono da subito dimostrate signore tanto creative quanto profondamente umane. Mi ha davvero colpita vederle lavorare con le mani, creare oggetti con cura e dedizione. Se però il laboratorio creativo è qualcosa di affascinante, non vedo l’ora di scoprire anche altre attività come la presenza ai day hospital o le case accoglienza. In LILT si respirano grandi energia e voglia di fare”.

Come si è sentita accolta, così giovane, in mezzo a volontarie di lunga esperienza?

“Benissimo fin dal primo colloquio! Anjou, che è giovane come me, mi ha subito proposto di affiancarla in alcune mansioni. Ma ho constatato che anche le volontarie più esperte ascoltano le mie idee, mi affidano piccoli incarichi e coinvolgono volentieri. Quando ho ad esempio proposto di realizzare una breve presentazione video per un evento, hanno accettato immediatamente. Lasciano libertà e credono nei giovani, non fanno le ‘mamme chioccia’. Questo è, per me, di grande valore”.

Cosa spera di portare a LILT Bolzano?

“Entusiasmo, disponibilità e una propensione genuina ad imparare. Un approccio positivo, anche e soprattutto verso i giovani. Desidero crescere sia professionalmente che come donna in un contesto ricco di valori, e spero di mettere a frutto ciò che sto studiando. Da ‘Gen Z’ penso di poter contribuire in modo particolare alla comunicazione e ai social media, così da favorire un confronto con i miei coetanei come con quelli ancora più giovani. Perché anche loro, purtroppo, si ammalano, o possono avere solo avere familiari che stanno affrontando la malattia. Perché è imprtante la sensibilizzazione ai temi della prevenzione cui, ad esempio, i giovani maschi sono spesso poco inclini. Grazie ad un linguaggio comprensibile e vicino alle nuove generazioni spero di poter contribuire a fre la differenza”.

Ha del resto una predisposizione naturale per la comunicazione visiva, giusto?

“In effatto da un po’ di tempo gestisco la pagina Instagram di un asilo nido. Amo creare contenuti video e fotografici, e mi sono subito proposta per dare una mano in questo senso. Mi piace, certo, ma soprattutto penso possa essere una leva importante. Tornando alla reticenza dei ragazzi alle visite preventive: trovare il giusto approccio di comunicarne il valore, anche grazie a linguaggi visual, potrebbe dimostrarsi un’ottima soluzione”.

La malattia oncologica la spaventa?

“Provo timore, come credo chiunque, ma sono anche consapevole che oggi si può fare tantissimo. Ricerca sceintifica e attenzioni preventive hanno fatto passi da gigante, eppure sopravvive uno stigma che traduce, a torto, in forzata lontananza se non disinteresse per certi temi. Il lavoro quotidiano e che LILT svolge ogni giorno, sia nel supporto che nell’informazione, è qualcosa che mi rassicura e mi dà sollievo. Ricorda che non si è soli: un concetto che desidero contribuire a diffondere”.

C’è un ricordo o un momento che le ha rivelato quanto il volontariato contasse per lei?

“Non c’è una sola motivazione: ce ne sono tante. Ricordo che a una festa c’erano dei ragazzi con sindrome di Down che ballavano, e nessuno dei miei coetanei sembrava volerli avvicinare per condividere il momento. Io l’ho fatto. E in quell’istante ho capito (o forse semplicemente sentito) quanto vicinanza umana, ascolto e presenza possano fare. Se già io, nel mio piccolo, ho potuto percepirlo, immagino quanto debba significare per chi in LILT trova un punto d’appoggio. Tutto è partito da un bisogno che avevo dentro, forte, che mi spingeva a fare. Certo mi rendo conto che non siamo in molti della mia età e a qualcuno potrebbe sembrare una scelta insolita”.

È succeso che alcuni suoi coetanei se ne siano stupiti?

“Qualche amico mi ha fatto notare che, tra università e lavoro per mantenermi agli studi, si sarebbe dimostrato un impegno, anche solo in etrmini di tempo, importante. Trovo tuttavia molto stiolante e arricchente anche solo l’occasioen che mi offre di frequentare persone nuove, partecipare di storie ed esperienze differenti e, in qualche caso, molto lontane da me. Svegliarmi con questa consapevolezza mi arricchisce ogni giorno, la sera sto meglio con me stessa: perché dunqeu non farlo?. Devo comunque ringraziare mia madre, che mi ha subito sostenuta comprendendo l’utilità di cresita che questa scleta  mi offriva. Così come ringrazio chi in LILT di ha accolta, guidata e fatta subito sentire a casa”.

Dove si vede tra dieci o vent’anni?

“Mi piacerebbe ritrovarmi donna capace d’offrire aiuto concreto, non soltanto professionale, ma anche di valore profondamente umano. Spero di diventare più forte, matuarndo anche le giuste capacità per stare accanto ed essere utile alle persone malate. Credo che tra un ventennio, guardandomi inditerò, dirò che LILT mi aiutata molto a migliorarmi in termni di sensibilità, empatia e rispetto. Specialmente per ciò che conta davvero”.