Mano che tiene una tazza di tè verde su un tavolo in legno, con fiori e vegetazione sullo sfondo.

Tè verde e salute: perché è chiamato la bevanda dei centenari e cosa dice la ricerca sui suoi benefici 

Il tè verde fa davvero bene? Scopri proprietà, benefici e cosa dice la ricerca sul ruolo del tè verde nella salute e nel benessere.

Il tè verde (Camellia sinensis), la bevanda più consumata al mondo dopo l’acqua, ha visto in tempi recenti confermare dalla scienza quanto la medicina tradizionale asiatica già sa da millenni: ha proprietà straordinarie per la salute. Il merito va all’“epigallocatechina gallato” (EGCG), la più abbondante delle catechine presenti nel tè verde, che rappresenta fino al 65% dei polifenoli totali. Una sola tazza contiene 50-100 di quest’utile molecola e fino a 200 mg di polifenoli. 

L’EGCG, secondo alcuni studi, risulterebbe ben 100 volte più potente della vitamina C e 25 volte più efficace della vitamina E nella protezione di cellule e DNA. Ma il suo ruolo va ben oltre: interferirebbe infatti con molteplici processi che le cellule tumorali utilizzano per crescere e invadere i tessuti. Inibendo la proliferazione cellulare, inducendo apoptosi (morte programmata delle cellule malate), bloccando l’angiogenesi tumorale (formazione di nuovi vasi sanguigni che nutrono il tumore) e prevenendo le metastasi, risulterebbe un alleato preziosissimo. In particolare, legandosi alla proteina p53, il “guardiano del genoma” concorrerebbe a potenziarne l’azione oncosoppressiva. 

Tè verde ed EGCG: cosa dice la ricerca sul rapporto con i tumori

Gli effetti positivi più documentati dell’EGCG interessano in particolare tumori del seno (specialmente il triplo negativo), prostata, colon, polmone, fegato, ovaio, cavo orale, cervice uterina e leucemie. Uno studio giapponese ha rilevato che il consumo regolare di 10 tazze al giorno ritardava di circa 7 anni lo sviluppo di neoplasie nelle donne e di 3 anni negli uomini. Ma anche quantità inferiori mostrano benefici: 3-5 tazze al giorno fornirebbero infatti EGCG in dose sufficiente ad agire con effetto preventivo. Un aspetto particolarmente promettente riguarderebbe infine la sua capacità di agire in sinergia con i chemioterapici, incrementandone l’azione farmacologica contro le cellule tumorali e prevenendo la resistenza ai farmaci (fenomeno per cui le cellule tumorali sviluppano meccanismi per espellere il chemioterapico). L’integrazione con EGCG durante le terapie oncologiche sembra ben tollerata, ma va sempre concordata con l’oncologo perché potrebbe interferire con alcuni specifici farmaci.

Tè verde durante le terapie oncologiche: cosa sapere e quando fare attenzione 

Il tè verde non cura il cancro e, ad oggi, le prove scientifiche a sostegno di un suo effetto terapeutico sono ancora molto limitate. Alcuni piccoli studi, condotti soprattutto in pazienti con leucemia linfatica cronica, hanno osservato risultati promettenti con estratti concentrati di tè verde. Le evidenze sono tuttavia ancora insufficienti e non permettono di considerarlo un trattamento oncologico. In generale, bere tè verde in quantità moderate è ritenuto sicuro e può far parte di un’alimentazione equilibrata. In alcuni casi è necessaria però prudenza: il tè verde e gli integratori a base di EGCG potrebbero interferire con alcuni farmaci antitumorali, come il “bortezomib” (Velcade). Per questo motivo, durante le terapie oncologiche è sempre consigliabile confrontarsi con il proprio oncologo o dietista prima di consumare estratti o integratori di tè verde. 

Come preparare il tè verde per preservarne al meglio le proprietà e i benefici

Non tutti i tè verdi sono uguali e il metodo di preparazione fa una differenza enorme nel contenuto di catechine. I tè verdi giapponesi (Sencha, Gyokuro e Matcha) sembrerebbero i più ricchi di EGCG in ragione del fatto le foglie vengano trattate a vapore immediatamente dopo la raccolta, bloccando i processi di ossidazione che degradano i polifenoli. Il tè verde cinese, trattato con tostatura, conterrebbe di contro quantità leggermente inferiori, pur confermandosi un’ottima fonte. 

Il Matcha, tè verde in polvere che si consuma intero, fornisce la massima concentrazione di catechine perché si ingerisce l’intera foglia polverizzata. Attenzione, però, perché la temperatura è cruciale: l’acqua bollente, infatti, distrugge le catechine. La temperatura ideale è 70-80°C: portate l’acqua a ebollizione e lasciatela raffreddare 2-3 minuti prima di versarla sulle foglie. Il tempo di infusione ottimale, inoltre, è 2-3 minuti (se troppo breve estrae pochi polifenoli, troppo lungo rende il tè amaro per eccesso di tannini e riduce la biodisponibilità delle catechine). Esiste inoltre un trucco per aumentare l’assorbimento (anche se forse farà storcere il naso ai puristi estimatori del tè): aggiungervi succo di limone. Alcune ricerche americane hanno dimostrato che la vitamina C del limone aumenta la biodisponibilità delle catechine fino al 600%, permettendo così all’organismo di assorbire molto più EGCG. 

Rammentate però che anche il tè verde contiene caffeina (circa 20-50 mg per tazza, contro i 95 mg di un caffè): quindi chi è sensibile a quest’ultima dovrebbe evitare di berlo la sera. Altra accorte da tenere ben a mente è che il tè verde può ridurre l’assorbimento di ferro e acido folico se consumato durante i pasti, meglio dunque sorseggiarlo lontano dai pasti principali.

RICETTE SEMPLICI CON TE VERDE DURANTE LE TERAPIE: 

Tè verde freddo al limone e zenzero

Ingredienti (per 1 litro): 

3 cucchiaini di tè verde in foglie di qualità (Sencha o Gyokuro), 1 litro d’acqua filtrata, succo di 1 limone biologico, 2 cm di radice di zenzero fresco, foglie di menta fresca (facoltativo), ghiaccio.

Preparazione: 

Portate l’acqua a ebollizione e lasciatela raffreddare per 3-4 minuti fino a raggiungere circa 75-80°C (quando non emette più vapore abbondante). Nel frattempo sbucciate lo zenzero e tagliatelo a fettine sottili. Mettete le foglie di tè verde e lo zenzero in una teiera o caraffa resistente al calore. Versate l’acqua non bollente e lasciate in infusione per 3 minuti esatti (impostate un timer). Filtrate immediatamente per evitare che diventi amaro e lasciate quindi raffreddare a temperatura ambiente. Solo una volta raffreddato aggiungete succo di limone fresco (mai durante l’infusione perché la sua acidità con acqua calda può degradare le catechine). Refrigerate per almeno 2 ore ed ecco che è pronto da servire in bicchieri con ghiaccio e foglie di menta fresca. 

L’aggiunta dello zenzero concorre a dotare la bevanda di proprietà antinfiammatorie e migliorarne il sapore. Il vostro rinfrescante cocktail di benessere potrà essere conservato in frigorifero fino a 24 ore massimo (meglio non eccedere: le catechine sono molecole delicate che si ossidano rapidamente). Per chi preferisse il tè caldo la preparazione potrà seguire il medesimo metodo con la differenza che, subito dopo aver aggiunto il limone, sarà pronto per essere degustato. 

Disclaimer

Nessun alimento ha proprietà terapeutiche. Le informazioni contenute in questo articolo hanno finalità divulgative e non sostituiscono il parere medico. In caso di patologia oncologica, ogni modifica dell’alimentazione deve essere concordata con il proprio oncologo o dietista.

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Dott.ssa A. Sagrawa
Dietista dell’ambulatorio di nutrizione oncologica della LILT Bolzano